
Diplomatosi Maestro d’arte in Scenotecnica presso l'Accademia di Parma, visse in Friuli dal 1967 ove svolse la sua attività artistica coniugandola con la passione per l’insegnamento. Delle tante sue importanti rassegne, quella che maggiormente ne colse i tratti del carattere è “Inchiostro e pennino - itinerario tra le biblioteche”, richiesta, come evento ospite, dall'Università di Urbino – comitato scientifico: Arnaldo Colasanti, Philippe Daverio, Maria Letizia Sebastiani.
Dall’archivio di Cavazzon emergono esempi di studio e di partecipazione a tutte le correnti culturali e figurative dagli anni Settanta in poi e soprattutto del personale superamento delle stesse; ha fatto innumerevoli esperienze con straordinario “talento delle mani”; egli non solo “è” pittore, ma anche “è” disegnatore di rarissima capacità. Sarebbe lungo elencare i temi trattati e le tecniche adoperate, sempre con esiti “alti”. Ha consapevolmente messo in contatto l’aspetto artigianale del suo lavoro con la sua capacità artistica fino a portare l’astrattismo nella figura facendo così nascere un “neo-figurativismo cavazzoniano” che porta la figura oltre se stessa.
Nella ritrattistica si esprime efficacemente la capacità di trasportare il disegno nella pittura, sempre con esiti che non possiamo che definire “cavazzoniani”, anche grazie alla formazione di scenografo, come egli sempre sottolinea. Attraverso gli occhi o un dettaglio, Cavazzon mette lo spettatore in relazione sia con la persona che con il personaggio.
Tra i numerosi cicli pittorici, oltre alla ritrattistica e al polittico “Sorelle mie”, ricordiamo le Veneri, le Baccanti, le Metamorfosi, le Muse, Pindaro e Pandora, Vite parallele.
“Il vero artista si riconosce da qui, come se fosse un regista teatrale cui non sfuggono l’importanza di un gesto o di un atteggiamento del volto, tecniche basilari della comunicazione. In definitiva, la pittura di Cavazzon rivendica le radici di un naturalismo che finì per radicarsi in tutta l’Italia settentrionale, una linea che prosegue ininterrotta da Caravaggio a Giacomo Ceruti. Siamo di fronte ad un pittore che conduce verso il Tremila una figurazione degna delle nostre più grandi tradizioni artistiche.”
tratto da: Eraldo di Vita, Il realismo romantico di Giovanni Cavazzon


